XII sec.
Nascita
XII sec.
Nascita
~1150
Eremitaggio alla Quisquina
~1162
Eremitaggio sul Monte Pellegrino
1170
Morte sul Monte Pellegrino
1624
Peste · Ritrovamento delle reliquie
1625
Primo Festino · Fine della peste
OGGI
400+ Anni di festa
Indice dei capitoli
I · Prma metà del XII secolo
Rosalia nacque nella prima metà del XII secolo in un regio palazzo di Palermo, figlia del duca Sinibaldi - vassallo dei re normanni e signore della Serra Quisquina e del Monte delle Rose.
La sua famiglia aveva sangue reale nelle vene. La madre era imparentata con la dinastia normanna, e la leggenda che ne faceva discendere la stirpe da Carlo Magno era così radicata da convincere papa Urbano VIII, nel 1630, ad autorizzarne la pubblicazione nel Martirologio Romano.
Cresciuta tra le mura della splendida reggia paterna, Rosalia ricevette un'educazione raffinata e una profonda formazione cristiana. La sua grazia, la sua bellezza e il suo portamento regale la resero presto la scelta naturale per un ruolo di prestigio: damigella d'onore della regina Margherita, moglie di Guglielmo I di Sicilia.
Fu così che la giovane Rosalia varcò le soglie del Palazzo dei Normanni - oggi sede dell'Assemblea Regionale Siciliana - e divenne spettatrice di eleganti e sontuosi eventi mondani.
Il suo nome sembrava un presagio: Rosa Lilia, in latino - rosa e giglio, simboli di regalità e purezza. Due qualità che avrebbero segnato per sempre la sua vita.
II · La svolta
I genitori avevano previsto per lei un nobile matrimonio, come si conveniva alle giovani del suo rango e Rosalia, per rispetto verso la decisione della famiglia, inizialmente non vi si oppose. Ma secondo la tradizione popolare una visione straordinaria la indusse improvvisamente a rinunciare al matrimonio e al lusso della vita di corte.
Il giorno in cui avrebbe dovuto incontrare l’uomo che era stato prescelto per le nozze, il nobile e coraggioso Baldovino, un cavaliere che si era distinto per aver salvato dalle fauci di un leone re Ruggero Il, Rosalia guardandosi allo specchio, invece della propria immagine, vide riflessa quella di Gesù Crocifisso con il volto rigato di sangue per la corona di spine conficcata nella fronte.
La giovanetta non ebbe dubbi: interpretò quella visione come la chiamata che Cristo le rivolgeva e, rivelando ai parenti e alla corte che il suo unico desiderio era quello di andare sposa solo a Cristo, lasciò il palazzo reale per abbracciare la vita consacrata.
III · Il dibattito degli storici
Su questo passaggio della vita di Rosalia, gli storici non sono mai stati d'accordo. C'è chi sostiene che abbia abbracciato direttamente la vita eremitica, chi invece ritiene che si sia preparata con anni di vita conventuale - e persino sull'ordine religioso le opinioni divergono.
Secondo lo storico Tornamira e papa Urbano VIII, Rosalia avrebbe seguito la regola benedettina, ritirandosi nei monasteri di Bivona e Santo Stefano di Quisquina prima di ottenere il permesso di vivere come eremita.
Altri studiosi la collocano invece nella tradizione greca di san Basilio Magno, con un periodo di formazione tra i monasteri basiliani di Palermo e il cenobio di Santa Maria la Grotta a Melia - un luogo di preghiera tra antiche caverne, già rifugio dei cristiani perseguitati.
Alcuni storici non scelgono: Rosalia avrebbe frequentato entrambi gli ordini, attratta dalla loro rigidezza, vivendo sin dall'inizio una forma di solitudine tutta sua.
Qualunque sia la verità, Rosalia stava cercando qualcosa che il mondo non poteva darle.
IV · ~1150-1162 - Dodici anni di silenzio
Rosalia aveva già rinunciato agli ori della vita di corte. Ora rinunciava anche alle umili comodità del convento. Voleva solo il cielo come tetto e la terra come letto. Sapeva che quella scelta l'avrebbe condannata alla morte civile - alla solitudine assoluta, all'austerità, al silenzio.
Eppure non aspirava ad altro. Voleva rendersi degna del suo sposo Crocifisso, certi che nel deserto la sua anima si sarebbe affratellata con gli angeli. Alla morte di Ruggero II chiese e ottenne di ritirarsi in eremitaggio nella Serra Quisquina, feudo del padre.
Una notte buia, guidata solo dal chiarore delle stelle, Rosalia si incamminò verso la Serra Quisquina. Con sé portava soltanto due oggetti: una piccola croce d'argento e una corona del Rosario. Si rifugiò in una caverna sul fianco nord della montagna - un luogo umido e nascosto tra i boschi, così remoto che i saraceni lo avevano chiamato Quisquina, dall'arabo "oscuro".
La grotta era poco più di un cunicolo: ci si entrava solo chinandosi. All'interno, cellette anguste collegate da stretti corridoi. In quel rifugio di roccia, invisibile al mondo, Rosalia trascorse dodici lunghi anni di preghiera e ascetismo.
"Non possedere altro che il cielo come tetto e la terra come letto in un angolo di terra così nascosto che persino il suo nome significava oscuro.."
V · Le sue uniche parole, incise nella roccia
A testimoniare la presenza di Rosalia nella grotta non ci sono cronache né documenti. C'è qualcosa di più potente: un'iscrizione incisa di suo pugno sulla roccia. Nove righe in latino, lettere alte due dita, un messaggio essenziale che tradotto recita: «Io Rosalia, figlia di Sinibaldi, signore della Quisquina e delle Rose, per amore del mio Signore Gesù Cristo decisi di abitare in questa spelonca». Nell'angolo in basso a sinistra, la cifra 12 - gli anni trascorsi in quel silenzio.
L'epigrafe fu scoperta il 25 agosto 1624, quaranta giorni dopo il ritrovamento delle sue reliquie sul Monte Pellegrino, per mano di due muratori al lavoro nel convento domenicano di Santo Stefano di Quisquina.
Con poche parole, Rosalia ha consegnato alla storia l'unica ragione della sua scelta: non la paura, non il rimorso - solo l'amore per Cristo.
"Per amore del mio Signore Gesù Cristo decisi di abitare in questa spelonca."
VI · ~1160 · La seconda grotta
La vera ragione che spinse Rosalia ad abbandonare la Serra Quisquina rimane sconosciuta. La tradizione racconta che, dopo una rivolta dei baroni in cui perse la vita il duca Sinibaldi, i beni della famiglia furono confiscati. Rosalia, braccata dagli inviati che setacciavano le rupi, si nascose nel tronco di una quercia e si salvò.
Non sentendosi più al sicuro, ottenne dalla regina Margherita il Monte Pellegrino - terra demaniale, fortezza naturale di 606 metri a picco sul golfo di Palermo. I Greci lo chiamavano Ercta, "impervio": i fianchi erano scoscesi, il lato mare inaccessibile, la vetta battuta dai venti. Un luogo inospitale che Rosalia scelse proprio per questo.
Scalato il Monte Pellegrino attraverso un sentiero impervio, Rosalia scelse come dimora una caverna rude e selvaggia. Le sue giornate trascorrevano nel rigore assoluto: penitenza, rinuncia, adorazione continua. Il corpo era sfinito, ma la sua anima non cedeva.
La tradizione popolare racconta che il demonio la tentò più volte - ora come giovane aitante, ora come messaggero della famiglia in pena. Sempre invano. Rosalia sapeva opporre a ogni lusinga un'energia che veniva da altrove.
In quella grotta trascorse gli ultimi anni della sua vita, fino al 4 settembre 1160, quando si spense a circa 35 anni
"Non aveva alcun pensiero o senso che non fosse crocifisso."
VII · 4 settembre 1170
Quando comprese che era arrivata la sua ultima ora, Rosalia si adagiò sul suolo della grotta. Fece della mano destra il suo ultimo guanciale e strinse al petto il piccolo crocifisso. Morì senza malattia, senza assistenza, senza pianto - come una dormiente.
Cinque secoli dopo, le sue reliquie sarebbero state ritrovate in quella stessa posizione: non quella di chi lotta contro la morte, ma di chi l'accoglie. La sua dimora divenne il suo sepolcro.
Ma la tradizione vuole che il Cielo non l'abbia abbandonata: una schiera di angeli sarebbe scesa a seppellirla. E il suo corpo fu ritrovato pietrificato, quindici piedi sotto terra, racchiuso nella roccia come in un'urna offerta dalla natura stessa.
VIII · Dal XII secolo al 1589 - Venerata prima ancora di essere ritrovata
Appena trascorso il tempo di una vita mortale, i palermitani cominciarono a cercarla. Si scavava in più punti del Monte Pellegrino, ma ogni impresa era vana.
L'ardore era tale che una giovane si travestì da frate eremita pur di accedere al monte. Si fermò solo quando una sostanza oleosa trasudò dalla roccia e un terremoto improvviso scosse il monte - un segno che Rosalia non voleva ancora essere trovata.
Le ricerche durarono secoli, fino al 1589, quando il frate Benedetto il Moro ricevette una visione rivelatrice: "Non mi potrete trovare fin tanto che la mia città non dovrà soffrire per un grande disastro".
Eppure il suo nome era già ovunque. Il culto di Rosalia era vivo in Sicilia fin dal 1196, attestato in un documento dell'imperatrice Costanza. Chiese, altari e icone sacre erano stati eretti in suo onore in tutta l'isola.
"La cercavano sottoterra, ma lei era già ovunque - nelle chiese, nelle preghiere, nel cuore di un popolo intero."
Considerato sacro dai palermitani, fu il primo e principale luogo di ricerca delle spoglie della santa.
Ospita l'icona sacra dedicata a Rosalia già nel 1170, appena dieci anni dopo la sua morte.
Conserva la tela più antica raffigurante Santa Rosalia, datata 1464.
Una delle prime città siciliane a erigere chiese e altari in onore di Santa Rosalia.
Tra i luoghi della devozione antica, testimone del culto diffuso in tutta l'isola.
IX · Dal 1348 al 1575 - Lontana dal mondo, ma vicina a chi soffriva
Le preghiere dei devoti non rimasero inascoltate. Santa Rosalia apparve per la prima volta nel 1348 a una fanciulla nei pressi di Bivona, città colpita dalla peste, offrendo di liberarla in cambio di una cappella. Non fu creduta subito, ma una seconda apparizione a un nobile della città convinse tutti - e la città fu salva.
A Palermo, nel 1474, il Senato fece restaurare la chiesetta del Monte Pellegrino ormai in rovina: la peste cessò.
Nel 1575 apparve a Pasquale Barbera a Santo Stefano Quisquina, predisse la nascita di una figlia e chiese che si chiamasse Rosalia: anche quella città fu liberata dall'epidemia. E ancora: una ragazza muta dalla nascita, dopo ore di preghiera nella Quisquina, riacquistò miracolosamente la parola.
Apparve a una fanciulla nei pressi di Bivona, città colpita dalla peste, offrendo di liberarla in cambio della costruzione di una cappella. Dopo una seconda apparizione a un nobile, la chiesa fu eretta e la città fu salvata.
A Palermo, il Senato fece restaurare la chiesetta del Monte Pellegrino ormai in rovina. La peste che flagellava la città cessò immediatamente.
Apparve a Pasquale Barbera a Santo Stefano Quisquina, predisse la nascita di una figlia e chiese di chiamarla Rosalia. La città fu liberata dalla peste.
Guarì miracolosamente una ragazza di diciassette anni, muta dalla nascita, dopo che questa aveva trascorso ore in preghiera nella zona della Quisquina.
X · Ottobre 1623 - Maggio 1624 - Il momento è arrivato
Nell'ottobre del 1623, una donna di 47 anni, Geronima Lo Gatto, era in punto di morte in ospedale quando una misteriosa fanciulla in abiti monacali bianchi le si avvicinò. Non appena le si accostò, la sete prodigiosamente scomparve.
Era santa Rosalia, che le sussurrò: "Abbandona ogni paura: presto sarai salva, purché scioglierai un voto sul Monte Pellegrino". Due giorni dopo, Geronima era guarita.
Il 26 maggio 1624, tornò sul monte sacro per mantenere la promessa. Rosalia le apparve di nuovo: "Presto ti mostrerò il luogo esatto dove giace il mio corpo. Il momento è arrivato". Senza indugi, il marito di Geronima organizzò una spedizione con amici, mogli e quattro monaci eremiti per avviare le ricerche.
XI · Quando ogni rimedio umano fu inutile
Il 7 giugno 1624, contro il parere del Senato, fu dato il permesso di attracco a un vascello proveniente da Tunisi, carico di doni per il viceré ma con morti e infetti a bordo.
La peste si diffuse rapidamente. Le strade furono vietate, le case degli infetti sbarrate, i carri dei monatti trascinavano centinaia di corpi verso le fosse comuni. Leggi durissime, editti, rimedi: tutto fu inutile.
All'apice della disperazione, il cardinale Doria invitò il popolo a una processione di supplica al Monte Pellegrino. Durante il cammino, i sacerdoti invocarono le sante protettrici della città - e per comune divina ispirazione aggiunsero anche Rosalia, mai invocata prima nelle ufficiature ufficiali.
Il popolo rispose in coro: "Ora pro nobis".
XII · La peste cessò. Tutti capirono.
Il 15 luglio 1624, cinquanta giorni dopo l'apparizione a Geronima, il corpo di Rosalia fu ritrovato. Era pietrificato e inglobato in una roccia sigillata, intatta da ogni parte. La testa fu staccata la prima sera, il corpo la seconda - e durante il trasporto a valle, si fece così leggero che bastò un solo uomo a sollevarlo.
La voce si diffuse in poche ore: il Monte Pellegrino fu invaso di fedeli. Chi non riuscì ad avvicinarsi alle reliquie portò con sé frammenti di roccia e terra della grotta sacra.
Poi accadde l'inatteso: la peste cessò. Il 27 luglio il Senato propose la proclamazione di Rosalia come patrona principale di Palermo. Il 4 settembre, giorno della sua morte, una lunga processione si snodò per le vie della città - e dopo mesi di quarantena, il popolo tornò in strada, esultando di gioia.
XIII · La santa fermò una mano disperata
I primi esami sulle reliquie non furono positivi: i medici non riconoscevano nelle ossa uno scheletro umano.
La peste intanto riprese a colpire. Il riconoscimento ufficiale arrivò solo il 22 febbraio 1625, grazie a una nuova commissione di teologi e medici - ma fu la santa stessa a sigillare la verità.
La notte del 18 febbraio, Vincenzo Bonello, un saponaio palermitano soprannominato "il Cacciatore", era salito sul Monte Pellegrino col suo cane. Aveva perso la moglie di peste. Voleva lanciarsi da una rupe.
Improvvisamente gli apparve una donna: era santa Rosalia. Lo fermò, lo guidò nella sua grotta e lo esortò a portare un messaggio all'arcivescovo: le reliquie ritrovate erano davvero le sue. Poi aggiunse: "Il giorno in cui le mie ossa saranno portate trionfalmente in processione per la città, la peste finirà". Bonello lo confessò solo in punto di morte.
XIV · L'atto di nascita del Festino
Il 7 giugno 1625, le reliquie di Rosalia furono trasferite in una cassa d'argento e cristallo - ancora oggi custodita in cattedrale - e portate in trionfo per la città. Fu l'atto di nascita del Festino.
La festa fu grandiosa: palazzi ricoperti di velluti e broccati, lampade d'argento che riflettevano le fiamme dei ceri, archi trionfali eretti da ogni corporazione, fontane che zampillavano acqua, vino, olio e latte.
Gli addobbi restarono per un'intera settimana, accompagnati da cavalcate nobiliari e dal primo spettacolo pirotecnico dedicato alla santa. In un lungo corteo sfilarono ordini religiosi, confraternite e associazioni laicali.
La santa volle suggellare tutto con un ultimo segno: il 15 luglio 1625, un anno esatto dopo il ritrovamento del suo corpo, la peste scomparve definitivamente da Palermo.
Patrona di Palermo · dal 1624
Dal XII secolo fino alla festa di oggi: una devozione che attraversa la Sicilia e si rinnova ogni anno tra Palermo e la Quisquina.